Itinerari d’Autore

Itinerari d’Autore

Serate d’Autore al Quadrilatero Romano

C’è un quartiere in città che conserva nei nomi delle sue vie il fascino del ricordo degli antichi mestieri e delle arti. È il “Quadrilatero“, come confidenzialmente lo chiamano i torinesi. Qui i vicoli s’incrociano addossandosi alla fu via Dora Grossa, oggi intitolata all’eroe dei due mondi.

Via Garibaldi ha una lunga storia da raccontare: un tempo era l’arteria di collegamento per i commerci con la Francia, ora è un’isola pedonale molto commerciale, una delle mete dello “struscio” cittadino del sabato pomeriggio. Ed è appunto ai lati di questa via, lunga più di un chilometro, che si estende l’antico quartiere ricco di storia che, da qualche anno, rivisitati e ristrutturati gli storici edifici e gli spettacolari cortili, è divenuto il luogo di riferimento della gioventù torinese che, per la cena e il dopocena, si divide tra questo dedalo di viuzze e la zona di Piazza Vittorio (le due zone della “Torino magica”, un altro dei tanti intriganti profili della città subalpina).

Dall’ora dell’aperitivo fino a tarda notte, al Quadrilatero è tutto un tintinnar di bicchieri, un vociar di persone, un musicar di strumenti. L’aria è inebriata dagli effluvi che sfumano da pentole e padelle delle cucine della costellazione di ristoranti, ristorantini e bistrot, tipici e etnici che, via l’uno l’altro, invitano ad accomodarsi per la cena  o per un pantagruelico apericena.

È notte fonda e, una ad una, si spengono le luci delle tipiche mansarde che dai tetti fanno capolino sul Quadrilatero: sembran lì a testimoniare l’influenza architettonica della vicina Francia, che conferì alla città la definizione di “piccola Parigi”. Tanto per dare l’idea in numeri della portata di queste caratteristiche soffitte è interessante leggere da un censimento del 1881 che a quei tempi un Torinese su 8 abitava sulle “nivole”, così dette perché vicine al cielo…

Passeggiata d’autore lungo i portici

Nei giorni in cui la pioggia picchietta sui tetti torinesi con lenta monotonia, il turista può programmare una piacevole passeggiata lungo il continuo corridoio di portici della città: più di tredici chilometri di marciapiedi riparati, fra accattivanti vetrine e storici palazzi.

Dimensioni e stili diversi si susseguono, mantenendo però una visione architettonica contraddistinta dall’armonica proporzione tra l’altezza e la larghezza del lungo tunnel. In alcuni tratti, poi, la prospettiva unitaria dei fianchi stradali è ancor più accentuata dalla presenza di brevi cavalcavia a terrazza che collegano i palazzi fra loro.

La passeggiata ha inizio dalle arcate di piazza Vittorio Veneto che corrono in volata in via Po, facendosi largo fra il presente e il passato dell’affascinante Storia del capoluogo subalpino.

È qui che nel 1929 ebbero inizio le prime trasmissioni radiofoniche ed è sempre qui che nel 1832 l’ingegner Gautier, giunto a Torino dalla vicina Francia portando con sè la spettacolare novità del gas illuminante, diede la prima dimostrazione d’illuminazione a gas.

Proseguendo sotto i portici in direzione piazza Castello, fa capolino il simbolo della città la Mole Antonelliana, sede del celebre Museo del Cinema. Poco prima della piazza, al civico 2 di via Po ci s’imbatte nella casa che fu del grande fisico Gian Battista Beccaria, uno dei fondatori dell’Accademia delle Scienze e dove, un secolo più tardi, Camillo Benso Conte di Cavour diede vita al Circolo del Whist.

Pochi passi ancora e si fa ingresso in piazza Castello, cuore cittadino. I suoi angoli e i suoi monumenti sono fra i punti di riferimento degli appuntamenti culturali e serali di Torino. Qui si affacciano: Palazzo Reale, Palazzo Madama, il Duomo con la Cappella del Guarini, dove è custodita la Sacra Sindone. Già le pagine ottocentesche di Edmondo De Amicis dedicate alla piazza raccontano che è per chi avesse voluto fare una scappata nel bel mondo, l’era al posto giusto: Ufficiali e Signorine eleganti con il loro ombrellino passeggiavano sotto i portici che la delimitavano e davanti agli eleganti caffè era possibile incontrare letterati illustri, come Fogazzaro, Gozzano e lo stesso De Amicis.

I portici corrono dritti dala piazza San Carlo scavando le case di via Roma. Scriveva il Carrer a proposito di questa magnifica piazza: “Abbiatela in secondo luogo appo quella di San Marco in Venigia”. Indicata anche come il salotto di Torino, chi vi giunge per la prima volta rimane stregato dal perfetto equilibrio delle dimensioni, dalla sobria raffinatezza del progetto (di Carlo di Castellamonte) e dall’eleganza tipica subalpina. Non si deve esitare a farsi servire un bicerin Cavour o un indimenticabile aperitivo fra gli specchi barocchi degli storici caffè che si aprono sulla piazza.

Tutto il tratto fin qui percorso e da qui in avanti (comprese le vie circostanti: via Lagrange, via Carlo Alberto, via Pietro Micca, via Garibaldi); una sfilata di vetrine delle grandi firme della moda; perfetto per coloro che amano lo shopping.

Il lungo porticato prosegue fino a piazza Carlo Felice, per poi imboccare corso Vittorio Emanuele II, l’antico corso del Re, un tempo ancor più remoto chiamato corso dei Platani per i due splendidi filari dei maestosi alberi che ombreggiano la lunga arteria. Il corso è noto anche come la strada del Vermouth (avendo ospitato le storiche sedi di Martini e Rossi, Cinzano, Carpano) e dell’acqua anrabi, qui brevettata, meglio conosciuta come “gazzosa”.

L’ampio e alto porticale perpetuo che i forestieri ora lodando ora biasimando sempre ci invidiarono; (come lo descrisse Luigi Cibrario) devia in corso Vinzaglio e poi in via Cernaia, per proseguire in via Pietro Micca. Il profilo di questo cammino è movimentato da noti palazzi Liberty, stile che ritroviamo con importanti testimonianze architettoniche in molti quartieri della città.